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Storie di persone che hanno scelto la solidarietà

L’Osteopatia è un’esperienza di dialogo: questa è l’idea che prendeva forma in Giacomo Lo Voi, direttore del CSOT di Roma, quando l’anziana signora curda gli conduceva due parenti per un trattamento osteopatico, nella strettoia del confine turco-siriano. Il giorno precedente lei stessa era stata trattata con tecniche cranio-sacrali per liberarsi di un mal di testa atroce che la torturava da settimane, e il beneficio che ne aveva ricavato era stato così immediato da diffondere la notizia e chiedere ancora l’assistenza di Giacomo per le persone a lei care.
In quel febbraio del 2015, all’indomani della liberazione di Kobane dall’ISIS ad grazie agli sforzi delle milizie curde, tra le tende arrivava l’aiuto degli osteopati, che potevano finalmente operare tra i cambi profughi popolati in maggioranza da donne, anziani e bambini. Si confortava chi poteva essere confortato sul posto e si raccomandava l’invio presso gli ospedali di chi necessitava di cure mediche.
Dalla mattina al tramonto – ricorda Giacomo Lo Voi – c’era da visitare i vari campi per informarsi su ciò di cui le persone avevano bisogno, sulle condizioni di salute in cui si trovavano. Spesso si spezzavano barriere che in contesti abituali sarebbero state insormontabili. Uomini e donne con una cultura del corpo molto diversa da quella da cui provenivano i volontari, accettavano il trattamento manuale con fiducia. Il sollievo procurato dal suo impiego sui rifugiati alle prese con i disturbi cronici più vari tesseva un dialogo in cui la cura prendeva il posto della parola.
In quel luogo e quel tempo estremi, l’Osteopatia provava di avere ancora qualcosa da insegnare alle stesse persone che la praticavano, come Giacomo. Per lui, la riabilitazione era stato il campo di studi universitari da cui partire e questa idea della cura se l’era sempre portata appresso; a cominciare dai giorni in cui, a metà anni Ottanta, appena laureato, aveva deciso di iscriversi alla Scuola di Osteopatia COF a Parigi, per lavorare poi nello studio del suo direttore.
Il sapere acquisito era stato successivamente messo a frutto nei lunghi anni di insegnamento in Francia e all’estero – tra Barcellona, Madrid e San Pietroburgo – tra il 1992 e il 2004, e fino all’apertura del CSOT, la scuola che dirige a Roma dal 1997. Sul confine turco-siriano, però, non c’erano protezioni come le pareti di uno studio e nemmeno sedie o scanni o lettini, assistito e osteopata stavano entrambi a contatto con la terra, l’uno disteso e l’altro rialzato, su un semplice tappeto: la condizione più pura per sentire il valore dell’Osteopatia, la condizione più vera per vivere una vocazione, pensava Giacomo.

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