“Formazione continua? Essenziale valutare costantemente la propria pratica professionale”
17 Febbraio 2021
Il volto dell’Osteopatia in Italia: arriva il primo censimento degli studenti delle scuole
3 Marzo 2021
Lo stato di salute dell’Osteopatia dipende dalla qualità dei suoi professionisti. A formarli hanno provveduto, nel corso degli anni, decine di scuole attive in tutta Italia, che restano il miglior termometro per testare fattori importanti nel futuro della disciplina, come la prontezza nel recepire le trasformazioni che si preparano nel settore. Ogni scuola aggiunge un pezzo insostituibile al quadro generale, con la sua testimonianza e la sua esperienza. Andrea Bergna, direttore didattico del Soma di Milano, parte dal punto di vista della sua scuola per fare un bilancio più ampio sull’avvenire.    
  1. Cosa significa per gli osteopati l’attuazione del riconoscimento della loro professione?

Per gli osteopati già formati in Italia dagli anni Ottanta a oggi dovrebbe significare avere la possibilità di continuare a lavorare con gli stessi diritti e gli stessi doveri dei futuri professionisti sanitari laureati in Osteopatia, che il riconoscimento della professione prevede nella Legge 3/2018. Considerando il contributo per lo sviluppo della professione in Italia dato dalle scuole di formazione italiane e dagli osteopati in esse formati, in termini di diffusione della professione sul territorio nazionale, informazione dei principi e della pratica osteopatica tra i pazienti, i medici e i professionisti sanitari, anche attraverso i risultati ottenuti con i trattamenti, i criteri di valutazione dell’esperienza professionale nonché i criteri per il riconoscimento dei titoli equivalenti ed equipollenti dovrebbero tenere conto di chi e di cosa ha permesso la condizione attuale dell’Osteopatia in Italia.  
  1. Quale è il contributo che le scuole possono dare all’attuazione?

Il contributo delle scuole può essere il trasferimento del know-how acquisito in decenni di lavoro per individuare il profilo professionale e come formare le competenze professionali dell’osteopata italiano del 2021. Le scuole AISO hanno già collaborato, in concerto con le associazioni di categoria più rappresentative, a definire il profilo professionale che il Ministero della salute sta cercando di attuare. Allo stesso modo il know-how formativo delle scuole dovrebbe essere considerato per individuare la formazione nel futuro ordinamento didattico universitario, in particolare per le attività formative caratterizzanti. Infine, gli standard formativi raggiunti dalle scuole AISO, nel rispetto dei benchmarks dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e europei tramite la norma CEN EN 16686, dovrebbero garantire i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti.  
  1. Com’è cambiata la percezione dell’Osteopatia in Italia?

Dagli anni Ottanta a oggi si sono fatti grandi passi avanti per l’Osteopatia in Italia. Da professione non conosciuta e a volte svalutata, la stessa nel 2018 è stata individuata come possibile nuova professione sanitaria con specifici ambiti e attività di competenza grazie proprio ai professionisti formati nelle sempre più numerose scuole presenti sul territorio nazionale. Questo, la sempre maggiore richiesta di trattamenti osteopatici e l’incremento di prescrizioni mediche per tale tipo di cura sono gli elementi che spiegano come la percezione dell’Osteopatia in Italia sia fortemente migliorata, a tal punto che oggi si può affermare che 10 milioni di italiani vanno dall’osteopata e il 90% risulta soddisfatto del trattamento.  
  1. All’estero, laddove ha uno statuto diverso, come viene considerata l’attività degli osteopati?

Dove è nata l’Osteopatia, negli Stati Uniti d’America, la professione ormai prevede una formazione medica con le stesse caratteristiche dei programmi educativi per la medicina allopatica, con una parte supplementare per la valutazione e il trattamento manipolativo del sistema muscoloscheletrico. In altri paesi, come Finlandia, Islanda, Lichtenstein, Malta, Svizzera e recentemente in Norvegia, la professione è riconosciuta come professione sanitaria. In Francia alcune scuole hanno fatto convalidare la loro formazione, non con un’equivalenza universitaria, nel Répertoire National des Certifications Professionnelles. In Danimarca, il titolo di osteopata è protetto dalla legge e gli osteopati sono professionisti di primo contatto. L’Osteopatia in Portogallo è stata regolamentata come una professione di primo contatto; attualmente, solo chi ha una tessera professionale la può praticare e nel 2016 sono state approvate e accreditate le prime lauree in Osteopatia. Nel Regno Unito il titolo di osteopata è protetto dalla legge, la professione di osteopata è quella di operatore di primo contatto e la formazione prevede un corso a livello di laurea; nel 2017 gli osteopati sono stati riconosciuti in Inghilterra dal Servizio Sanitario Nazionale (NHS) come Allied Health Professionals. Infine, in Australia gli osteopati sono operatori sanitari riconosciuti dal governo che completano la formazione universitaria in anatomia, fisiologia, patologia, diagnosi sanitaria generale e tecniche osteopatiche.  
  1. Scuole di Osteopatia: patrimonio di sapere ed esperienza da salvaguardare, come farlo?

Questo patrimonio dovrebbe servire per non disperdere nel futuro ordinamento didattico universitario la formazione in Osteopatia così come è stata condivisa e sviluppata in Italia fino ad oggi. Inoltre, tale sapere ed esperienza potranno essere trasmessi dalle scuole di Osteopatia con i postgraduate, cioè la formazione post-laurea, e l’Educazione Continua attraverso corsi di perfezionamento/specialistici utili per implementare le conoscenze, le abilità e le attitudini in ambito osteopatico.  

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi