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In presa diretta. Proseguiamo l’approfondimento dell’esperienza di prima mano dell’Osteopatia e delle sue condizioni concrete: e come meglio conoscerle se non attraverso l’attività delle scuole? Esse sono i centri vitali della formazione sul territorio, il luogo a cui attingere per esplorare allo stesso tempo le frontiere e il passato dell’Osteopatia. Questa volta è Federica Fornezza, presidente della Sofi di Tirrenia, in provincia di Pisa, a portare la testimonianza del valore dell’insegnamento e gettare uno sguardo sul futuro della professione.
  1. Cosa significa per gli osteopati l’attuazione del riconoscimento della loro professione?

L’attuazione del riconoscimento di questa professione rafforza la nostra identificazione in ambito professionale e sanitario, definendo, finalmente per tutti, l’iter formativo necessario, le competenze di base richieste per il nostro profilo e l’individuazione degli obblighi legali, etici e morali che l’Osteopata dovrà tenere nei confronti dei pazienti.
  1. Qual è il contributo che le scuole possono dare all’attuazione?

Le scuole, adeguandosi ad una formazione standardizzata con il resto dell’Europa, certificando la loro didattica ed avvalendosi dei migliori docenti in ambito nazionale ed internazionale, nonché di specialisti per le materie mediche, stanno già fornendo ai futuri osteopati le basi e la preparazione necessarie per consentirgli di entrare di diritto tra le professioni sanitarie, pronti ad operare in équipe con le altre figure, non appena la nostra sarà normata ed attuata.
  1. Com’è cambiata la percezione dell’Osteopatia in Italia?

In Italia questa professione sta diventando senza dubbio sempre più ricercata e richiesta, anche in ambiti quali quelli pediatrico o geriatrico, età della vita delicate in cui, grazie ad una ampia varietà di tecniche osteopatiche, può essere sempre impostato un trattamento sicuro ed efficace. Per questo motivo, per la sua caratteristica di fare da “trait d’union” con molti altri settori che si occupano di salute, l’osteopata è sempre più percepito come una figura professionale essenziale per collaborare con numerosi specialisti (dentisti, fisioterapisti, podologi, medici dello sport, pediatri, neonatologi, geriatri, ginecologi, etc.).
  1. All’estero, laddove ha uno statuto diverso, come viene considerata l’attività degli osteopati?

Sicuramente si percepisce che, laddove l’Osteopatia è riconosciuta, le persone siano molto più informate su questa professione ed in quali ambiti può essere di supporto al mantenimento di un migliore stato di benessere, trovando di conseguenza una maggiore collaborazione e riconoscimento anche da medici di base e specialisti.
  1. Scuole di Osteopatia, patrimonio di sapere ed esperienza da salvaguardare, come fare?

Le scuole di Osteopatia vantano ormai un grande bagaglio di esperienza soprattutto in campo di sensibilità manuale, esperienza propria solo di chi opera da anni e anni in questo settore. Salvaguardare questo prezioso tesoro dovrebbe essere indispensabile, soprattutto per le future generazioni che intraprenderanno un percorso universitario ed avranno bisogno non solo di nozioni anatomiche, ma anche di tutoraggio ed insegnamento pratico e clinico in materia osteopatica. Parimenti, l’introduzione di professionisti osteopati provenienti dalle scuole italiane all’interno dei corsi universitari potrebbe essere un modo per custodire questa esperienza; così come l’utilizzo delle scuole di Osteopatia come sede di clinica universitaria potrebbe essere un’idea importante e di valore per portare in modo ancora più incisivo il bagaglio delle scuole italiane all’interno del percorso formativo universitario.

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