L’Aiso risponde! Il futuro dell’Osteopatia in 5 punti (10)
27 Giugno 2020
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Il mondo della formazione osteopatica ha le tante facce dei centri che operano sul territorio nella preparazione dei professionisti del futuro. Il CIO, attivo in Emilia-Romagna, è uno di questi. Stavolta è con il suo direttore didattico, Franco Guolo, che ci portiamo ancora un po’ più avanti nell’esplorazione dell’Osteopatia nei luoghi dove nasce: le scuole.

 
  1. Cosa significa per gli osteopati l’attuazione del riconoscimento della loro professione?

Credo che una regolamentazione della professione sia una garanzia per il professionista, sia dal punto di vista del suo inquadramento all’interno del SSN che in una logica di confronto più facile e paritario tra le diverse figure che si occupano di cura della salute.
  1. Qual è il contributo che le scuole possono dare all’attuazione?

Le scuole possono essere, e lo sono da tempo, le garanti del livello di preparazione del professionista presente sul territorio e di coloro che si stanno formando in questo momento. Possono inoltre garantire il mantenimento della tradizione tecnica e caratterizzante dell’Osteopatia aggiornata alla realtà scientifica del momento.  
  1. Com’è cambiata la percezione dell’Osteopatia in Italia?

Rispetto alla percezione al suo ingresso in Italia avvenuto negli anni ‘80 tra le discipline che si occupano di salute, ora è decisamente più riconosciuta e considerata sia dai pazienti sia dal mondo sanitario. Ormai sono numerosissimi i medici che inviano il paziente direttamente all’osteopata, sono svariate le collaborazioni con reparti ospedalieri di varia natura specialistica, vi è spesso interazione multidisciplinare sul paziente. La maggioranza dei professionisti sanitari si è resa conto che l’approccio osteopatico può essere un’ottima chance di completamento di un percorso di recupero o di mantenimento della salute del paziente.  
  1. All’estero, laddove ha uno statuto diverso, come viene considerata l’attività degli osteopati?

Nella ormai maggioranza dei paesi europei ed extraeuropei, l’Osteopatia è regolamentata come medicina complementare o disciplina sanitaria, fortemente inserita all’interno di un programma di prevenzione e cura della persona. L’Italia è veramente ad un passo dal terminare il percorso di regolamentazione di questa disciplina e sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire la possibilità di garantire questa opzione di ricerca della salute da parte del paziente e di regolamentare un mondo che, senza un adeguato inquadramento, rischierebbe di rimanere aperto all’improvvisazione di coloro che scelgono percorsi di formazione scorciatoia. Uno dei compiti di AISO è informare l’opinione pubblica sulla necessità e sui criteri di una formazione completa che assicuri in primis la sicurezza del paziente.  
  1. Scuole di Osteopatia: patrimonio di sapere ed esperienza da salvaguardare, come farlo?

Credo che l’unica maniera per salvaguardare il corredo storico e tecnico trattenuto dalle scuole di osteopatia sia quella di continuare a perseguire un sempre più alto livello didattico e di ricercare sempre maggiori evidenze, tramite ricerca e pubblicazioni, che avvalorino la tradizione osteopatica. Per fare questo le scuole dovranno necessariamente adeguarsi ad una terminologia nuova in linea col linguaggio scientifico e al tempo stesso con la tradizione osteopatica.

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