Coronavirus: Scuole AISO verso la riapertura graduale
13 Giugno 2020

Osteopatia come formazione, esperienza sul campo e promozione della salute: senza aggiungere una vocazione territoriale sarebbero tutti obiettivi impossibili. Nessuno può testimoniarlo meglio delle persone che animano le scuole, come Vincenzo Cozzolino, fondatore dell’AIOT di Pescara.

  1. Cosa significa per gli osteopati l’attuazione del riconoscimento della loro professione?

Si potrebbe rispondere, con la rituale litania, delineando l’importanza che la nostra professione sia riconosciuta quindi tutelata nel suo attuarsi. Tuttavia vorrei soffermarmi sul fatto che il nostro percorso storico dovrebbe farci riflettere che noi non abbiamo necessità di un riconoscimento, perché noi, osteopati, con tutti gli umani limiti che ci portiamo dietro, in realtà siamo. Il presunto riconoscimento è, in effetti, una presa d’atto ineludibile da parte di un sistema istituzionale alquanto sbadato, poiché un po’ scollato dalla realtà fattuale. Quindi sosterrei che questa attuazione possieda un significato più profondo, legato a quel segnale che noi stessi, attraverso il nostro operare continuo, siamo riusciti a fare arrivare dal mondo reale a quello dell’istituzione.  
  1. Qual è il contributo che le scuole possono dare all’attuazione?

Ritengo che le Scuole, attraverso il loro operare, siano già state attrici di questa attuazione. A mio parere ora è necessario che le Scuole stesse debbano tendere a rendere sempre più stabili le offerte formative. Un grande sforzo sarà necessario per irrobustire ulteriormente l’uniformità dei percorsi didattici.  
  1. Com’è cambiata la percezione dell’Osteopatia in Italia?

In prima persona, per ragioni ahimè anagrafiche, ho potuto vivere direttamente il cambiamento che si è dipanato in questi anni. L’Osteopatia e gli osteopati non sono più “eccentrici praticoni”, ma professionisti riconosciuti come tali e, con tutti i distinguo, ben apprezzati.  
  1. All’estero, laddove ha uno statuto diverso, come viene considerata l’attività degli osteopati?

Non considerando gli Stati Uniti, che per la particolare organizzazione di equiparazione con gli MD fanno storia a sé, in Europa, anche lì dove l’Osteopatia ha ricevuto un suo proprio statuto, permane una situazione di diffusione che definirei alquanto schizofrenica. Ossia, come in Italia, la pratica è diffusa tra la popolazione e vi è una rilevante presenza sul territorio. Lì dove si fatica ad entrare è, invece, la realtà ospedaliera. Questo limita in qualche modo anche lo sviluppo della ricerca nella sfera della cosiddetta patologia complessa, dove a mio parere vi sarebbe una notevole potenzialità di cura. In altri termini, considerando l’organizzazione sociale della medicina è come se l’Osteopatia si stesse fortemente radicando nell’ambito della medicina di territorio, ma al contempo trovasse forti resistenze nello sviluppo della medicina nosocomiale. Le ragioni di tale tendenza necessiterebbero un approfondito dibattito nel nostro mondo.  
  1. Scuole di Osteopatia: patrimonio di sapere ed esperienza da salvaguardare, come farlo?

Tutto quello che è accaduto, circa la diffusione della pratica osteopatica nel nostro paese è da mettere in relazione con lo sviluppo dell’attività didattica. Tale dinamica ha, nel bene e nel male, condizionato lo sviluppo numerico di professionisti in Italia, ma anche negli altri paesi europei. Si guardi ad esempio il numero di chiropratici, che è rimasto sempre piuttosto basso, perché per loro propria organizzazione non hanno mai fatto nascere scuole sul territorio. La risposta però è necessariamente monca poiché, nonostante tutti gli sforzi evolutivi delle Scuole stesse, lo “stravagante” ordinamento atto a legiferare tipico del nostro paese tende ad avocare a sé tutti i processi, non tenendo conto di quello che la società civile è in grado di produrre. Per cui il nostro pur costruttivo dibattito avrebbe comunque un convitato di pietra che prescinde dalle nostre possibilità attuative. Tuttavia è mia convinzione che nella peggiore delle ipotesi, cioè l’avocare da parte delle università della formazione primaria in Osteopatia, rimanga un grande spazio fattuale nella formazione secondaria, quella rivolta al professionista. In tale ambito penso che le Scuole siano già in qualche modo pronte ad operare.

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