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Andrea Bergna, responsabile Ricerca dell'AISO

INTERVISTA ad Andrea Bergna, responsabile Ricerca dell’AISO

1. Partiamo dal presente, e cioè dal significato che il riconoscimento dell’Osteopatia come professione sanitaria in Italia può avere per la ricerca: si tratta di un passaggio che rafforza gli studi nel settore?

In Italia la nascita di una nuova professione sanitaria prevede l’onere della prova. Le prove di sicurezza ed efficacia in Osteopatia saranno fondamentali per il riconoscimento della professione, sia per evidenziare eventuali rischi clinici sia per dimostrare le capacità di produrre un effetto usando soprattutto valutazioni e trattamenti caratterizzanti la pratica clinica osteopatica. Il riconoscimento della professione permetterà di avere ricercatori professionisti, di praticare la ricerca negli ospedali e negli istituti di ricerca, di sottoporre i progetti di ricerca ai comitati etici, di far parte di protocolli di ricerca multidisciplinari e altro ancora, con possibilità migliori di quelle attuali. Quindi in futuro si potrà rafforzare ulteriormente il contributo dato fino ad oggi dall’Italia nella ricerca in Osteopatia, che, malgrado la mancanza di riconoscimento, è stato e continua a essere importante.

2. Idealmente, una scuola è il luogo del sapere per eccellenza. L’AISO è appunto un’associazione di scuole e quindi coinvolta nell’elaborazione del sapere. Cosa fa e cosa può fare l’AISO per la crescita del sapere osteopatico?

La diffusione dei professionisti in Italia è merito del lavoro assiduo e costante delle scuole di Osteopatia in Italia, che si sono impegnate negli ultimi trent’anni e più a formare osteopati, migliorando sempre di più conoscenze e capacità professionali. AISO è un’associazione di venti scuole distribuite sul territorio nazionale, che grazie al continuo confronto e alla condivisione delle risorse a disposizione ha realizzato un’uniformità del curriculum formativo basato su specifici obiettivi di apprendimento, una collaborazione per la valutazione delle competenze del professionista e per la realizzazione di progetti di ricerca multicentrici finalizzati a migliorare le conoscenze in osteopatia. Per il futuro è prevista la realizzazione di un evento congressuale annuale AISO, indirizzato a un confronto nella formazione e nella ricerca in Osteopatia.

3. Sapere e ricerca si alimentano a vicenda. Si può dire che la qualità dell’insegnamento osteopatico dipende quindi, almeno in parte, dalla qualità della ricerca?

La ricerca in Osteopatia ha permesso di sviluppare un pensiero critico nei confronti della professione, rivalutando il sapere osteopatico per inserirlo in una professione moderna che deve confrontarsi con le altre professioni sanitarie e con i continui progressi che esse registrano. Nelle professioni sanitarie si parla ormai di “pratica basata sulle evidenze”, in cui le decisioni cliniche risultano dall’integrazione tra l’esperienza del professionista e l’utilizzo coscienzioso, esplicito e giudizioso delle migliori evidenze scientifiche disponibili, mediate dalle preferenze del paziente. L’Osteopatia del futuro dovrà adeguarsi a questo paradigma, che comporterà anche un insegnamento basato sulle evidenze e finalizzato a formare ricercatori adeguati capaci di sviluppare la professione nel futuro.

4. Approfondiamo la figura del ricercatore in ambito osteopatico. Quali dovrebbero essere le sue priorità? Come si dovrebbe approcciare al doppio intento di praticare un mestiere e insieme farlo progredire?

Il ricercatore in Italia fino a oggi è stato anche un clinico. Questo ha comportato il vantaggio di studiare fenomeni osservati ripetutamente nella propria pratica clinica ma lo svantaggio di non poterlo fare a tempo pieno. I dipartimenti di ricerca delle scuole AISO hanno pubblicato diversi studi utili per lo sviluppo e il riconoscimento della professione da parte delle altre professioni sanitarie. In futuro, quando la professione sarà riconosciuta e ci saranno più ricercatori professionisti, questo processo potrà portare a un’ulteriore crescita della ricerca osteopatica italiana, che comunque fino a questo momento ha saputo distinguersi a livello internazionale proprio grazie alle scuole e ai professionisti formati.
Le priorità della ricerca italiana dovranno riguardare la ricerca di base e applicata alla pratica clinica, per consolidare il razionale osteopatico e verificare l’affidabilità della valutazione funzionale osteopatica e l’efficacia del trattamento manipolativo osteopatico nel contesto clinico.

5. AISO ha in cantiere dei progetti collettivi di ricerca? Che ruolo hanno le scuole all’interno di essi, come possono contribuire?

AISO ha già iniziato un primo progetto di ricerca collettivo, che ha come obiettivo quello di censire lo studente italiano in Osteopatia di oggi, descrivendone il profilo considerando le caratteristiche socio-demografiche, la distribuzione geografica, lo stato di salute, l’istruzione pregressa e le aspettative. A breve il sondaggio OSA (Osteopathy Students Analysis), che ha coinvolto 5000 studenti circa, fornirà dati utili per la formazione in Osteopatia in Italia. L’unione delle risorse del network di scuole di AISO permette di associare competenze nel campo della ricerca e della formazione e di coinvolgere migliaia di studenti e formatori per studiare le caratteristiche educative e cliniche in osteopatia. In tal senso AISO sta sviluppando nuovi importanti progetti di ricerca che coinvolgeranno tutte le scuole dell’Associazione.

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