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Gina Barlafante, presidente dell'AISO

INTERVISTA a Gina Barlafante, presidente dell’AISO

 

L’Osteopatia è stata individuata come professione sanitaria nel nostro paese, il che equipara gli osteopati, in linea di principio, ad altre figure del mondo della salute. Qual è la valutazione dell’AISO su questo provvedimento?

 
Per oltre venticinque anni, professionisti e scuole di formazione hanno cercato di ottenere una visibilità e un riconoscimento dell’identità professionale; essere arrivati all’individuazione della professione di osteopata come sanitaria, è un primo importante traguardo. Per AISO, tale risultato indica che le scuole hanno lavorato bene, creando e attuando un percorso formativo adeguato. E’ il riconoscimento del valore della formazione erogata in questi anni. In qualche modo si è preso atto che esistono degli istituti di formazione e che questi sono stati in grado di creare professionisti competenti.
   

Dopo questo passaggio, per le scuole che voi rappresentate, cioè per chi fa formazione in campo osteopatico, quali scenari si aprono nel prossimo futuro?

 
Non è possibile delineare con esattezza ciò che accadrà nel futuro finché non conosceremo l’esito dei decreti attuativi della legge. AISO è comunque uno dei principali interlocutori ai tavoli tecnici ministeriali e continuerà a relazionarsi con le istituzioni con ottica collaborativa, come è accaduto finora.
   

Qual è allora la prospettiva migliore a cui potrebbero andare incontro le scuole di Osteopatia?

 
La nostra opinione è che gli istituti di formazione abbiano i requisiti per collaborare con il mondo universitario. Da un lato, le scuole hanno docenti che sono in grado di proporre una formazione elevata, malgrado la complessità della materia; dall’altro hanno dato vita a centri clinici che erogano un servizio di trattamento osteopatico rivolto alla collettività, operando su diverse condizioni cliniche, dai problemi muscolo-scheletrici ai disturbi neurologici, dagli esiti perinatali alle problematiche di sviluppo, solo per citarne alcune. Si è ormai creata una rete interprofessionale con medici di base, pediatri, odontoiatri, ginecologi: si tratta di un patrimonio di esperienza che dovrebbe essere tutelato in ogni modo.
   

L’AISO è un’associazione attiva in Italia, ma il nostro paese è solo uno degli ultimi a portare avanti un percorso di riconoscimento del settore osteopatico. Prima ci sono stati altri casi: la vostra azione punta a un modello in particolare tra quelli esistenti?

 
Un modello piuttosto emblematico è quello francese, dove è avvenuta una selezione delle scuole con un processo di accreditamento, che ha consentito di preservare l’esperienza e la competenza maturata negli anni. Se fosse consentito anche in Italia un percorso di accreditamento delle scuole, sarebbe comunque garantita la qualità della formazione e non si perderebbe una quasi trentennale esperienza di docenza in ambito osteopatico.

Gina Barlafante, presidente dell’AISO

Per concludere: secondo la vostra Associazione, i passi che si stanno facendo verso il nuovo status dell’Osteopatia in Italia vanno nella direzione giusta? Cosa ci sarà da fare nei prossimi mesi?

L’AISO è relativamente giovane come associazione, anche se come gruppo di lavoro esiste da molti anni, avendo proseguito quella che era l’attività della Commissione Didattica in seno al registro degli Osteopati d’Italia (ROI). Essere presenti al tavolo tecnico del Ministero della Salute, per la parte che riguarda la descrizione del profilo professionale e dei requisiti per l’equipollenza dei titoli, è un buon risultato. Da parte nostra continueremo a lavorare ancora di più sulla qualità della formazione, mettendo in campo progetti di miglioramento dei formatori stessi, perfezionando quindi la metodologia della didattica; inoltre, è fondamentale pianificare ed attuare strategie per dialogare ancora più efficacemente con le istituzioni. Rappresentare le istanze delle scuole in modo efficace è una delle nostre missioni.
   

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